Per riaffermare con forza quei principi che in tutto il mondo sono stati alla base della rivoluzione femminile: l’inviolabilità del corpo della donna e la libertà di decidere del proprio corpo. Le Parole delle donne, lo sguardo delle donne sul mondo sono un patrimonio imprescindibile nello spazio pubblico.

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giovedì 8 febbraio 2007

Interpellanza Parlamentare dell'On. Angela Lombardi

Interpellanza Urgente Premesso che L’Ospedale San Carlo di Potenza ha il 4.10.2000 stipulato una convenzione con l’associazione di volontariato “Centro Aiuto alla Vita” al fine di prevenire l’interruzione volontaria di gravidanza. E che Detta Convenzione, contestata dal movimento delle donne di Basilicata, secondo le dichiarazioni pubbliche del direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo non è stata rinnovata, ma l’associazione continuerà a svolgere la sua attività di volontariato all’interno della azienda in un locale “all’uopo assegnato”. E che Tale convenzione o autorizzazione a svolgere la propria azione, permette ai volontari del CAV di essere presente in Ospedale, indossando camici bianchi consentendo loro, come giustamente fanno rilevare le donne, di confondersi con il personale ospedaliero. Questo scenario facilita l’avvicinamento alle donne che si trovano lì, in ospedale evidentemente perché hanno già scelto. Le azioni svolte dal CAV sono dunque una violazione alla privacy, all’autonomia delle donne ed allo spirito della L.194 che disciplina la IVG. Tenuto conto che La L194/78, in combinato disposto con la L.405/75 (istitutiva dei Consultori) assegna ai Consultori e non alle Aziende Ospedaliere, quali il San Carlo, la funzione della prevenzione e della informazione adeguata alle donne in maternità compresa quella riguarda le donne che scelgono di interrompere in modo volontario la gravidanza E che La competenza di sollecitare l’Ospedale San Carlo spetta alla Regione Basilicata che tuttavia non può non tenere conto dello spirito della L194 e della legislazione nazionale in materia che ha inteso garantire alla donna di decidere di sé. Si interroga la Ministra della Salute per sapere: Se non ritenga che dette Convenzioni e altre simili siano in netta violazione con la L194/78 e 405/75, che hanno appunto individuato nei Consultori il luogo della prevenzione e della informazione e assegnano alle donne la decisione libera e consapevole E come intende procedere per rafforzare la funzione e la presenza dei Consultori nel territorio, che sono luoghi pubblici dove è garantita la pluralità e la laicità necessaria

lunedì 29 gennaio 2007

aggiornamenti

Accogliamo con una certa soddisfazione la decisione del dottor Michele Cannizzaro direttore generale dell’azienda Ospedaliera Ospedale San Carlo di non rinnovare la convenzione tra il Centro aiuto alla vita e l’azienda ospedaliera stessa, convenzione che prevedeva la presenza nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dei volontari del CAV nel momento delicatissimo in cui le donne si recavano in reparto per avviare la procedura per l’interruzione di gravidanza.

Non vogliamo tornare ora sui punti sui quali alcune di noi a vario titolo si sono già pubblicamente espresse, ovvero l’autodeterminazione e la libertà della donna nonché il suo diritto alla riservatezza, ma teniamo a ribadire che questi diritti vengono calpestati anche a causa di una prassi ormai consolidata.

La legge 194/78 è una legge che funziona, là dove è applicata correttamente.

In particolare la valutazione della richiesta dell’interruzione di gravidanza non può avvenire nello stesso luogo e da parte della stessa persona che eroga il servizio. Riteniamo che la valutazione deve tornare ad essere fatta nelle strutture apposite ovvero nelle strutture dell’Azienda Sanitaria Locale cioè nei consultori e nelle strutture socio sanitarie, lasciando all’azienda ospedaliera esclusivamente l’erogazione del servizio.

Negli ultimi anni, infatti, i consultori sono stati svuotati di alcune delle loro funzioni originarie, ora chiediamo che venga ridato loro, come previsto dalla 194, il fondamentale compito dell’educazione alla contraccezione, che attualmente non viene più svolto da nessuna altra istituzione. La contraccezione è infatti l’essenziale prevenzione all’aborto, e deve essere fatta in maniera completa e corretta da chi è istituzionalmente deputato a farla, formato allo scopo e periodicamente aggiornato.

Inoltre la legge 194/78 nel suo articolo 15 prevede che le regioni promuovano l’aggiornamento del personale sanitario oltre che sui metodi anticoncezionali, anche “sull’uso delle tecniche più moderne e più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. a questo proposito chiediamo perché in Basilicata non viene avviata la sperimentazione della RU486, come avviene in altre regioni italiane.

Queste sono le richieste che rivolgiamo anche all’assessore regionale alla sanità, Rocco Colangelo a cui chiederemo un incontro.

Donne Ancora Insieme